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Questa è una storia di attese e di tempi perduti. Un filare di faggi appena svegliato dal clamore della luce copriva a galleria un sentiero di polvere e sassi. I passi enti di un bambino vestito d a adulto si adagiavano senza alcun peso ed il calpestio era l’unico suono dell’aria.
D’un tratto, nell’ombra incerta di un cammino senza senso il bambino, vestito da adulto, fu preso dalla paura vedendo ombre di germogli che danzavano prive di rumore attorno a lui.
Il bambino si chiese come mai, sebbene apparisse tanta vita, lui era solo. E, siccome non trovava risposta, né sentiva odori che sembrassero veri, pensò di dover aspettare che accadesse qualcosa.
Ma l’attesa, in un tempo scandito dal nulla, stava trasformando la sua paura in panico.
Più non trascorreva il tempo, più ancora il malessere cresceva dentro di sé perché non capiva cosa sarebbe successo in quel luogo con tanto niente intorno.
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L’aria diventava sempre più rarefatta e l’angoscia del suo respiro sempre più audace. Anche i suoi pensieri, intanto che il tempo si perdeva nel silenzio che c’era intorno a lui, non avevano più la fragranza di una volta. I pensieri, che prima gli servivano per parlare con gli altri, adesso erano diventati sospetti ed i sospetti, diventavano sempre più ansia.
L’ansia poi, sbiadendo il contorno dei colori alla luce della luna che, misteriosa tra i rami appariva e spariva come in un gioco per bambini, diventava dolore.
Così il bambino vestito da adulto, in quel tempo senza tempo svanì, privo ormai di se stesso che non vedeva più.Questa è una storia di filari di faggi, di clamore di luci, di attese polverose, di tempi lontani e bambini perduti.
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