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Da: Il cuore in Indocina 
Stefano Cotone 
 
.......Due episodi di ordinaria amministrazione. Una bimba fugge dalle bombe senza meta. Un ufficiale che spara, senza ragione, ad un uomo disarmato ed indifeso. Due episodi di ordinaria follia vissuti sotto l’occhio del fotografo che registra una quotidianità, da cui traspare indifferenza alla devastazione.  
Mentre di là, in occidente, si pianificava il nuovo ordine che ci avrebbe condotto, nel tempo a morire di salute, diritto e burocrazia, di qua si spargevano sulle foreste gli ultimi ritrovati della chimica per proteggere contadini analfabeti, curvi e sottomessi a se stessi, dal contagio delle filosofie marxiste, senza chiederlo agli interessati se mai fossero stati d’accordo o no. 
E per far questo, dopo una notte di baldoria come fosse l’addio al celibato, in quell’America dal nord industriale e dal profondo cuore agricolo delle piane una volta indiane, studenti ed operai, bianchi e neri, , inquadrati da un obbligo di leva, partivano per la grande avventura che, poi, si rivelava essere di poco eroismo e di molta eroina e morte.   
E, adesso che sei qui, un ragazzo fra tanti, mi sembra di vederti, girare per le strade, bardato di patacche, le mostrine al collo, il petto decorato, cercare all’angolo di un bar, e cadere nella trappola di due occhi che assomigliano a un ricordo.  
Quando in un piovoso aprile, deposta l’arma, guardati i sacchi neri che giacciono in cortile, pronti per l’imbarco nella stiva di un cargo, di ritorno a casa coperti da una bandiera, vorresti fare una passeggiata e sai con chi. Quando pensi di pasticciare in cucina e sai con chi  vorresti provare quel nuovo sapore e bere la tua birra. Quando dal letto sfatto cambi le lenzuola, sai cosa ci hai fatto e sai con chi vorresti dormirci dentro e farlo ancora. Mi sembra di vederti, assalito dal desiderio di stringere una mano e dare a questa cosa un nome familiare ma che, adesso, è dall’altro lato dell’oceano. E sai che domani, tornerai a rastrellare scendendo col paranco dal ventre di una macchina che, se tutto va bene, ti porta indietro a pezzi e se va male, invece, riporta indietro i pezzi.  
Anche se costa caro è qui che lasci il cuore, tra l’aglio, lo zenzero, un letto e l’odore di questa compagnia che non ha la stessa fragranza che vorresti, ma che pure la desideri e forse t’innamori. Per la disperazione, perché senti il bisogno di stringere un bel culo, di affondare le mani tra le pieghe di panni che coprono cosce di fanciulle di ogni età. Perché rimani solo a vincere una guerra che fai senza rancore, perché tornando a casa tutti ti chiederanno: hai fatto il tuo dovere? Quanti ne hai fatti fuori? 
Mi sembra di vederti portare a casa il corpo, ferito o mutilato e assistere alla festa che faranno i parenti che poi si scorderanno perché sei stato via e sei tornato stanco, dopo una vacanza durata un anno intero.  
Mi sembra di vederti, guardare vecchie foto degli amici scomparsi una grigia mattina, non sapere più ridere, andare a lavorare, con la testa da una parte e il cuore in Indocina.